L’Estroverso è poesia

Una semplice bottiglia di vino nasconde moltissimi segreti.

Fatica, tempo, sudore. Ma anche passione per la propria terra, desiderio di realizzare un prodotto unico e genuino, orgoglio nel custodire le tradizioni dei nostri nonni.

Nella vita frenetica di tutti i giorni, presi da mille impegni e da mille distrazioni, raramente ci soffermiamo sulle sensazioni che ci trasmette un bicchiere di buon vino: lo beviamo velocemente, senza assaporarne i sapori, senza coglierne le sfumature, senza apprezzarne gli odori.

Per questo motivo, ci ha emozionato leggere le belle parole scritte dal nostro caro amico Reno riguardo il nostro Estroverso.


Reno Barefoot è un musicista, poeta e cantautore fiorentino, nel suo ultimo disco “Il cammino di Nita” affronta temi importanti come violenza sulle donne, spiritualità, politica, in modo sensibile e mai banale.

Stessa sensibilità che ha usato nel descrivere il nostro Estroverso, raccontandolo perfettamente attraverso le emozioni che esso suscita: freschezza, luminosità, allegria e felicità nel berlo in compagnia.

Liberate la mente, rilassatevi, e godetevi con famiglia e amici un bicchiere di questo speciale vino, leggendo le bellissime parole di Reno, una vera e propria poesia!


“Se mi immagino seduto all’ombra di un porticato, in buona compagnia e sono lì col sorriso a dire a qualcuno: “Fermi! Vi rinfresco io. E che cos’è quello sguardo basso quando il Sole e la Luce arrivano così chiari a far splendere le cose?!

Si dai, ci penso io….”.
Mi alzo. Vado davanti al frigorifero, dove ho impostato i 5°C di refrigerio. Apro. Allungo la mano nella portella e prendo una bottiglia di Estroverso. La sento fredda. Di colore Rosa Antico ma luminosa.

La guardo. Guardo l’etichetta: i suoi colori. Le sue pennellate. La Pigna del “Casato”…. Con due dita la prendo per l’apice del collo. L’altro indice sul fondo della base e alzo questo corpo colorato di fronte al Sole. La bottiglia si appanna. Lascia cadere una goccia di condensa. Viaggio con la mente e penso al sudore che porta la terra.
Il Sole penetra attraverso il vetro, come atto d’amore. E sorrido.
Appoggio la bottiglia sul tavolo, l’etichetta rivolta ai miei occhi, perché il mondo è fatto di colori!
La lascio pochi secondi, il tempo di prendere il cavatappi nel cassettino.
Taglio il sigillo facendo ruotare la bottiglia. Vedo il sughero del tappo.
Adesso la spirale è appoggiata al sughero e piano piano giro verso destra il cavatappi che, lentamente, affonda la sua punta.
Con calma stappo la bottiglia cercando con le orecchie di sentire lo scoppio dell’aria che con uno “Sclop” ossigena l’oro rosato.
Verso dolcemente il vino nei calici, facendolo decantare un pò.

Il suo profumo mi ricorda che sono di passaggio in questa Vita. E ciò che sto per avvicinare alla mia bocca, anch’esso è un passaggio nella Vita!
Mi soffermo ancora un momento a riguardare la bottiglia e mischio con gli occhi il rosa del vino al bianco dell’etichetta e le pennellate dei tanti colori che ne formano un quadro d’autore. Forse un Polloch del momento….
Leggo: E stro ver so..
Chissà perché questo nome!?
Alzo di nuovo il calice e annuso, il naso nel bicchiere.

Saranno quei profumi di fiori, di aria pulita, di biancospino e amore che mi lasciano cadere una piccola lacrima. Oddio, mi sono commosso!
E sorrido!

Adesso ne comprendo il nome. Quasi a dire che ogni cosa che parte da dentro è arte!
Questo vino dà felicità anche in un momento così, con un paio di amici. La gioia del buono. La pace!”

Reno Barefoot

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