Storia ed Origini del Chianti – Parte I

IL GALLO NERO E BETTINO RICASOLI


Uno dei più famosi vini italiani è senza dubbio il Chianti: di origine toscana, dal sapore potente e intenso, riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

Ma cosa si intende esattamente con il termine Chianti? In che periodo è nato? E, soprattutto, cosa deve avere un vino per essere definito Chianti?

IL CHIANTI COME REGIONE

Il termine Chianti prima ancora che essere il nome di un vino è riferito ad una particolare area geografica compresa tra le province di Firenze e Siena.
All’interno di questa, poi, si identificano varie sottozone, a seconda della precisa area di riferimento: tra le altre, la zona Chianti Colli Aretini, quella del Chianti Colli Senesi, il Chianti Colli Fiorentini (dove si trova ‘Poggio al Bosco’), e il Chianti Classico: forse la più famosa e riconosciuta a livello internazionale.

LA LEGGENDA DEL GALLO NERO

Con il simbolo del Gallo Nero, storico emblema dell’antica Lega Militare del Chianti, riprodotto fra l’altro dal pittore Giorgio Vasari nella sua “Allegoria del Chianti” sul soffitto del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, si identificano tutti quei vini prodotti nel Chianti Classico, la zona centrale della regione chiantigiana, comprendente i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti e Radda in Chianti.

L’origine di questo simbolo deriva da un’antica leggenda.

Durante il Medioevo, Firenze e Siena rappresentavano due delle più importanti città toscane, da sempre in guerra per la spartizione del territorio. Stanche di sanguinose battaglie, decisero di sfidarsi in una particolare ultima prova che avrebbe sancito il confine tra le due città.
Il confine fiorentino-senese sarebbe stato fissato nel punto in cui due cavalieri, uno per Firenze ed uno per Siena, si fossero incontrati partendo al canto del gallo dalle rispettive città.
I senesi scelsero un gallo bianco e lo rimpinzarono di cibo, convinti che all’alba questo avrebbe cantato più forte, mentre i fiorentini scelsero un gallo nero che lasciarono a digiuno. Il giorno della prova, il gallo nero fiorentino, morso dalla fame, cominciò a cantare prima ancora del sorgere del sole, mentre quello bianco, senese, dormiva ancora beato perché troppo sazio.
Il cavaliere fiorentino, al segnale convenuto, si mise subito al galoppo, mentre l’avversario senese partì in ritardo di molte ore: fu così che i due cavalieri si incontrarono a soli 12 km dalle mura di Siena determinando l’annessione di tutto il Chianti da parte della Repubblica Fiorentina.

BETTINO RICASOLI E LA RICETTA DEL CHIANTI

Il termine Chianti, in secondo luogo, non si riferisce al nome di un vitigno, ma ad una ricetta vinicola specifica.

La ricetta del Chianti fu scoperta nel 1872 da un importante politico fiorentino: Bettino Ricasoli.
Soprannominato ‘Barone di ferro’ per la sua fermezza e severità, Bettino Ricasoli (1809 – 1880), originario del paese di Brolio, fu sindaco di Firenze e secondo presidente del Regno d’Italia dopo Cavour, ma soprattutto, fu ricercatore ed imprenditore vitivinicolo di grande lungimiranza, passato alla storia come l’inventore del Chianti.
Il suo principale obiettivo era quello di riuscire a produrre in Toscana un vino di alta qualità, capace di competere a livello internazionale con i grandi vini francesi, all’epoca protagonisti indiscussi.

A tale scopo, Ricasoli decise di compiere un lungo viaggio attraverso l’Europa per scoprire i segreti della viticoltura e per identificare le tipologie di vitigni, giuste per il suolo ed il clima toscano.
Fedele alla sua reputazione di uomo scrupoloso ed esigente, appunta ogni particolare del viaggio in un diario arrivato fino ai giorni nostri: ecco allora che il giorno 10 settembre 1851 Ricasoli s’imbarca a Livorno e arriva a Marsiglia due giorni dopo, dove inizia un interessante girovagare per le più importanti città francesi e le più famose tenute vitivinicole incontrando esperti e nobili amici.
Successivamente si sposta in Borgogna e resta sorpreso da come i proprietari terrieri non oppressi dai vincoli della mezzadria, privilegino la qualità sulla quantità e da come ne siano ricompensati dai prezzi elevati.
Resta poi quattro giorni a Parigi, che raggiunge in treno, per sbrigare appuntamenti commerciali e politici.
Il 25 settembre arriva invece a Londra dove visita l’Esposizione Universale al Crystal Palace, convincendosi sempre più che il futuro della viticoltura in Toscana sarebbe stato determinato da una sempre maggiore ricerca della qualità.

Non temete! La storia non finisce qui!

Scoprite gli ultimi segreti sul nostro vino più amato nel prossimo articolo.

Condividi sui Social: