Saperi contadini – A veglia sull’aia

generazioni a confronto

Oggigiorno la vita contadina può sembrare a molti qualcosa di vecchio o desueto.

Suscita curiosità, forse interesse, magari anche coinvolgimento, ma è paragonabile alla sensazione che proviamo quando guardiamo un vecchio film in bianco e nero: sappiamo che è qualcosa che ci appartiene e che riguarda tutti noi, soprattutto in Italia dove la maggior parte delle famiglie ha origini contadine, ma che ormai è finito, superato.

Il tempo è passato e adesso siamo proiettati nel nostro futuro sempre più tecnologico, dove i saperi della nonna sono sostituiti dai saperi di Google, dove la terra ed i suoi frutti sono utili per essere fotografati e postati su Instagram, dove le vigne servono solo per scenografia alle nostre stories.

il momento migliore della giornata

Sembra impossibile che un tempo, neanche troppo lontano, la vita dei nostri nonni fosse scandita nient’altro che dalla luce del sole.

Anche qui a Poggio al Bosco la sveglia suonava presto ed il giorno era dedicato al lavoro nei campi, con compiti diversi a seconda delle stagioni: la potatura, la legatura, la vendemmia, la raccolta delle olive erano tutti momenti in cui la luce dettava le regole e i tempi.

Invece la sera era prerogativa esclusiva delle persone. La sera apparteneva alla famiglia ed era dedicata al riposo, alla convivialità ed alla condivisione.

In estate, dopo aver cenato, tutta la famiglia usciva dal casolare per incontrarsi con gli amici e le altre famiglie dei poderi vicini nell’aia sotto casa. L’aia non era altro che il piccolo cortile attiguo alla casa rurale, un luogo che la sera assumeva una veste speciale divenendo teatro di storie, racconti, fatti di giornata e di paese.

Invece durante l’inverno questi incontri si svolgevano nella stalla, probabilmente il luogo più caldo di tutta la casa.

“forza, andiamo a veglia!”

Erano i nonni a dire a gran voce ai figli e ai nipoti: “Forza, andiamo a veglia!”.

Ed era così che, per qualche ora, ogni lavoro veniva interrotto ed ogni preoccupazione dimenticata: intere famiglie si ritrovavano insieme ed ognuno liberamente dava sfogo alla sua parte migliore con scherzi, giochi, balli e canti, racconti e pettegolezzi accompagnati da qualche bicchiere di vino.

A veglia fiorivano gli aneddoti e le storie più o meno fantasiose su fatti recenti o passati relativi alla comunità, ai ricordi, agli avvenimenti di guerra o semplicemente ispirati a favole o a storie di paura che incantavano grandi e piccini.

Una delle più diffuse nella nostra zona era la leggenda del “Fantasma di Brolio”, che adesso vi racconteremo.

il fantasma di brolio

Circondato dalle vigne del Chianti il maestoso castello di Brolio apparteneva, ed appartiene tutt’ora, all’importante famiglia fiorentina dei Ricasoli, il cui esponente più conosciuto è sicuramente Bettino Ricasoli, soprannominato il Barone di ferro.

Così come raccontato nella prima parte del nostro racconto sulla storia ed origini del Chianti, Ricasoli è passato alla storia per essere l’inventore della formula del vino Chianti, ma la sua figura è al centro anche di una famosa leggenda locale trasmessa di generazione in generazione.

Si racconta che nelle notti di luna piena, nelle campagne vicine al castello, il fantasma del Barone si aggiri a cavallo, avvolto in un lungo mantello nero, con al seguito una muta di cani da caccia.
Si dice inoltre che il fantasma sia solito visitare la sua camera da letto: le governanti talvolta trovano le lenzuola scompigliate e i mozziconi di sigaro sul suo comodino.
Irruento e dispotico in vita, anche da morto il Barone Ricasoli sembra non voler dare pace agli abitanti di Brolio!

Tale vicenda è talmente nota che, nel 1964, le fu dedicata una copertina della rivista La Domenica del Corriere da parte del pittore Walter Molino.

buone abitudini

Questa del Barone Ricasoli è una delle tante storie che si raccontavano a veglia, storie che molto spesso erano solamente un pretesto per potersi incontrare, chiacchierare in libertà, stare insieme e godere reciprocamente della vicinanza degli altri dopo una stancante giornata di lavoro.

Non sarebbe bello, anche oggi, ritrovarsi insieme alle persone a noi più care e portare avanti questa bella abitudine del passato?